Un Ragno Cuciva La Notte…

“Un ragno cuciva la notte senza luce su un arco di bianco…”*
L’oggetto tazza è al centro della poetica di Matilde Domestico sia in forma illustrativa che variamente impiegato in sculture, installazioni, performance, composizioni abbarbicate nello spazio e, per gli ultimi progetti, in veri e propri interventi ambientali. Accompagnandosi a quest’oggetto, è graduale la consapevolezza con cui l’artista prende in carico la presenza delle tazze nell’ambito di un percorso inserito in un momento epocale della storia dell’arte, non potendo ignorare le poetiche dell’oggetto emerse in Italia e all’estero nel decennio ottanta del secolo scorso. La tazza, scarto dei normali cicli di produzione, è materia e linguaggio per raccontare con fine humor ciò che sta oltre il mero funzionalismo. E anche per decostruire le convenzioni come ben intuì Mirella Bandini nel 1994, introducendo in catalogo la prima mostra importante dell’artista, “…accanita raccoglitrice di cocci, di tazze, piattini, teiere in porcellana, li infigge in pannelli di legno o di gesso creando bassorilievi, o li compone in “personaggi” femminili o maschili mediante sovrapposizioni “fatte ad arte” su cui a volte interviene con minimi segni caratterizzanti, (…). Ciascun oggetto, in quanto è disposto in aggregazioni, perde la sua denominazione e funzione primigenia; ma ne acquisisce una complessa, da cui scaturisce una nuova ed intrigante connotazione…”.

Di questa artista, che ha stabilito nel tempo una stretta relazione con l’I.P.A di Usmate, l’azienda che rifornisce le major italiane del caffè - Lavazza, Illy e tutte le torrefazioni del bel paese - di candide, levigate e panciute tazzine bianche, lasciando a lei quelle difettose, sbrecciate e anche gli sfridi da modellare, non si riesce a districare la componente artigianale e di protodesign**, insita nella predilezione per i materiali della porcellana e della ceramica da quella propriamente creativa. E’ forse un problema ovvio dal momento che ogni pezzo, assemblato e impilato in equilibrio precario acquisisce uno statuto proprio, entra a far parte di combinazioni seriali e ritmiche liberamente inserite nello spazio, colonne oscillanti di brancusiana memoria come la serie delle colonnazze nata a metà anni novanta e tuttora attiva. La scelta del materiale, sempre lo stesso, non confina la poetica dell’artista in una nicchia di competenze artigianali ma la esemplarizza, rendendo inconfondibile uno stile che ha nell’oggetto tazza la possibilità di sviluppare un ars combinatoria, rifiutando in tal modo un idea di opera intesa come corpo unitario.

Al contrario, sculture come Onda su onda, 2007, Tazze e Narciso, 2007, fino ai recentissimi Identità e Arco di bianco, entrambe del 2008, introducono una concezione dell’opera come insieme, molteplicità che produce senso. Non sono estranee le letture che l’oggetto tazza suggerisce e che l’artista raccoglie in voluminosi dossier da cui recentemente emergono le parole di Emily Dickinson, alle cui poesie si rimanda per meglio comprendere Identità e Arco di bianco. Sono dossier che denotano l’ossessione per un oggetto come traduzione e riappropriazione da parte della persona dello scenario personale e collettivo e indicano un filtro conoscitivo attraverso il quale scorre la cultura, la sensibilità e la stessa biografia di Emily. Infatti, la quintessenza del mondo, domestico e appartato, della Dickinson è esemplarmente rappresentato da una elementare e semplice tazza da cui emerge l’universo di relazioni, gesti e azioni al centro di momenti di condivisione, incontro, comunione e ospitalità tra le persone.

Già nel 1998, le Dondotazze, un tavolino a dondolo di color lilla con sopra tazzine e piattini deformati, esposto nella prima galleria di Ermanno Tedeschi, diretta con Angela Signetti, la “Arti Assortite” di Torino, fu un tentativo di allestire uno spazio scenico di relazioni, cui seguirono il Servizio al Tavolo, 2003, la serie di Cioccolatazze, 2005-2007 e Tazze in tavola, 2006, per la Ermanno Tedeschi Gallery. La tazza di Matilde Domestico, in effetti, racconta la sua spaesante presenza e innesta possibili relazioni di senso con il microcosmo da cui, in quanto emblema, è estratta, come si evince da Essenza e Omaggio a Jacopo, entrambe del 2007. Il microcosmo è tema di ancoraggio per il lavoro di Matilde Domestico, con una curiosa corrispondenza come ha osservato Gabriele Vacis: «Il lavoro che fa oggi Matilde è perfettamente coerente con la sua persona, c’è un legame stretto tra il suo cognome e le installazioni, che sono straordinarie nella loro semplicità e la semplicità nell’arte è una delle cose più difficili da ottenere e insieme una delle cose più affascinanti…»***

Infine, gli ultimi progetti, fra loro strettamente connessi, rappresentano un superamento inevitabile, quasi una osmosi delle due direzioni di ricerca sinteticamente indicate - la tazza oggettuale/scultorea e la tazza performantica/relazionale - i cui titoli sono versi della Dickinson. In Arco di bianco, 2008, c’è tutta la potenzialità evocativa “dell’intelligente, ironica, solare «poetessa della notte» del New England”.**** In quest’opera le tazze sono ancora di porcellana bianca, impilate e disposte su tre file, ma in Portami il tramonto in una tazza, 2006-2008, sono di carta, fogli di carta fatta a mano piegati e modellati. I “silenzi” di Emily aggallano nel biancore abbacinante di una ricreata stanza interamente di carta e di cocci, tazze, tavolo, sedia, tende e pavimento, dove è possibile ritrovare alcuni brani poetici pinzati letteralmente nella fisicità degli oggetti che partecipano all’installazione. La scelta caparbia e semplice come può essere quella di una ragazza che, a quanto dicono i biografi, si ribella all’autorità paterna e per tutta la vita decide di stare rinchiusa nella sua stanza si riflette in quella di Matilde Domestico che elegge la tazza quale esclusivo strumento ermeneutico, unità di dosaggio della complessità del mondo.

Ivana Mulatero

Note:
* Così inizia la poesia n1138 scritta da Emily Dickinson nel 1869, pubblicata in Silenzi, a cura di Barbara Lanati Milano 1986.
** Esempio in tal senso è l’ideazione della Ermanno Tazzine Gallery (2006) una serie limitata di tazzine deformate ma funzionali il cui manico è il logo della galleria.
*** Opinione espressa in occasione della performance “Pianetazze” al Museo Regionale di Scienze Naturali di Torino, avvenuta giovedì 27 aprile 2006.
**** Emily Dickinson, Lettere 1845-1886, a cura di Barbara Lanati, Torino 1982.